Alieno

Alieno

Sono lucivago, il tempo delle mie veglie attiene alle ore e ai mondi che competono al giorno. Amo la notte con il mio cuscino. Amo le piante del giardino, il mattino, e i suoi pesci gialli. Ogni mattino di sole la luce rispecchiata dalla superficie dello stagno si riflette sul sottotetto del terrazzo del mio bungalow e disegna dardeggiando la lemniscata del DNA, ogni mattino di sole vedo baluginare l’otto infinito della vita a torso nudo e non ne traggo conclusioni. Ieri l’altro ho guardato l’oroscopo su internet. Alla dicitura Poni una domanda sono uscito dall’applicazione. Non ho domande da porre. Fama amore felicità, io non cerco niente, io sono. Amo l’alba che segue il sonno, tanto più grata dell’alba disperata che lo precede. A seguire le onde, il giorno sottosopra nella devastazione del sole. Amo la pioggia, il suo effetto di blando narcotico sul sistema nervoso. Samui mi è congeniale, conosco il mio destino.

Da bambino mi dicevano che non ero di questo pianeta, lo diceva mio padre, lo dicevano suore e maestre, guru degli dei morti crocefissi e degli alfabeti a base abaco. Impressionabile com’ero, ricordo ancora l’odore dei santi gabinetti dove dio ti vede; ricordo le acrobazie per fare la U senza girare il foglio, disgrafico com’ero. Alieno, dicevano, quale in effetti ero, distante, remoto, disconnesso. Crescendo ho creato connessioni tutte mie senza croci e senza dei, alfabeti ricchi, ridondanti di parole antiche e di lessemi nuovi, partoriti all’occorrenza, e quando disegno giro il foglio a modo mio. Crescendo mi sono conservato genuino, lucifero, fosforico, stella del mattino, vago e oscuro, sorridente, sorrisifero. Un caos di luce e tenebra generativo di idee insolite, supposizioni tutte mie, difformi dal comune modo di pensare che di comune ha il senso di mediocre, copiativo e perciò rassicurante. Crescendo sono cresciuto insieme alla mia scrittura, e lei con me, reciprocamente ascendenti l’una dell’altro, discendenti l’una dall’altro. Non è compito mio valutare Lady Baby Love, se non con la voce del lettore. Di romanzi così originali, profondi e a un tempo così avvincenti malauguratamente ne ho letti troppo pochi in vita mia, e questo è già più di quanto il me-lettore possa dire senza cadere nell’adulazione del me-scrittore. La voce di una lettrice, critica letteraria per professione e per passione conclamata a ogni sua parola, dice testualmente: Lady Baby Love è un’opera unica, come tale solitaria e un poco incompresa.

Lady Baby Love, dunque, somiglia alla mia persona, al mio destino. Quando sarò morto, dopo che mi avranno cromato, faranno di me ciò che hanno fatto di Achille Cavellini. Un idiota, un eccentrico, un pazzo finché era in vita. Un Maestro, fiore all’occhiello delle variopinte amministrazioni locali oggi che è morto senza nemmeno una cromatura.

 

Lamai, Samui, Th, 2 febbraio 2019

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