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Quella cosa senza nome che ci portiamo dentro

Quella cosa senza nome che ci portiamo dentro

Ci siamo, quasi quasi ci siamo. Manca poco, e il processo di annientamento sarà irreversibile. Ciò malgrado, una ragazzina del Grande Nord si sta dando da fare. Con lei, oggi, milioni di persone sparse in tutto il mondo scenderanno nelle strade e nelle piazze di migliaia di città invocando un’inversione di tendenza. Non si tratta di ecologisti integralisti, non si tratta di rimbambiti del peace and love, ma di persone comuni, sufficientemente intelligenti per aver capito, come lo hanno capito legioni di scienziati azzittiti con lo stigma del catastrofismo, che avanti così non si può andare sotto pena capitale. Che l’interdipendenza tra uomo e natura non è un dogma propugnato dai fanatici del bio e dell’organic o dai druidi del celtismo neopagano, e nemmeno è il canto del cigno di poeti visionari, è un dato di fatto da che mondo è mondo. Il guaio è che il culto esasperato dell’antropocentrismo (con o senza dei: divinizzato o meno, non conta uno iota), il culto ipertrofico e mostruoso dell’essere umano, autoproclamatosi dominatore e arbitro assoluto della natura, ci ha fatto scordare che l’essere umano è natura. Come tutte le altre creature viventi sul pianeta, anche noi siamo l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che mangiamo; siamo, anche, la terra intossicata che produce quel cibo e da cui sgorga quell’acqua. Che la vogliamo chiamare Madre Terra o meno, finché viviamo siamo parte del mondo. E abbiamo un mondo solo: dietro l’angolo non ce ne sono altri, di abitabili. Distruggere questo mondo è distruggere, anche, la nostra specie, proprio come sta accadendo. Tumori in aumento esponenziale, vite annichilite, morti schifose, sopravvissuti annientati.

Ora, però, una ragazzina ci sta provando. In sostanza, dice che si tratta di compiere una scelta globale, politica nel senso ampio e intelligente del termine. In sostanza, Greta chiede Prima il PIL o prima noi? Prima la competizione forsennata a scapito di tutti gli altri o prima la cooperazione assennata a beneficio di tutti?

Di recente, ho letto un paio di illuminanti articoli a proposito dei limiti delle capacità proiettive del cervello umano. Il succo di entrambi è che noi umani non siamo programmati per risolvere problemi, ancorché gravissimi, le cui drammatiche conseguenze sono però destinate a prodursi in un lasso di tempo relativamente lungo, diciamo nell’arco di qualche decennio. Semplicemente, il nostro cervello non è in grado di risolvere ora per allora: non ha gli strumenti cognitivi per farlo. Addirittura, non riesce nemmeno a porsi il problema, lo ignora. Ignora i pericoli futuri perché preso a saziare i suoi bisogni e bisognini attuali: Più PIL, più successo, più felicità. La malattia del more and more, la schizofrenia monomaniacale dell’avidità predatoria subitanea.

Il nostro cervello non ce la fa, ma qualcosa in una ragazzina affetta da sindrome di Asperger ce la sta facendo, eccome. Nondimeno, il mio cervello continua a non farcela, e, come detto, è naturale che sia così. Per giunta, posso addurre un movente ulteriore. Ho un’età per cui l’aspettativa di vita è minima rispetto al tempo già vissuto. Un motivo in più per non curarsi troppo del futuro. E mica si può dargli torto, al mio cervello. Quando si ha un piede nella fossa, non ha senso preoccuparsi di che ne sarà di noi tra venti o trenta o cinquant’anni. Così funzionano, grosso modo, tutti i cervelli umani, a maggior ragione i cervelli degli idioti. Prendi per esempio quei figuri mezzo analfabeti, gretti e potenti che per statuto esistenziale scelgono di inquinare a piacere per il bene dell’economia e di innalzare muri di confine per il bene del Paese. Doppiamente idioti perché lo sanno anche i sassi che nessuno muro è mai servito a contenere gli invasori. Vedi, per esempio, il Vallum Adriani (Adrian Wall) eretto tra Inghilterra e Scozia un paio di millenni fa nonché la Grande Muraglia cinese. Ma, si sa, proprio perché si credono dei geni inarrivabili, quegli idioti non sanno, non studiano niente, non approfondiscono mai, men che meno la Storia. Inquinano la loro stessa terra, cagano nel piatto dove mangiano, e il cibo gli piace tanto da voler innalzare muri perché altri non ne possano mangiare.

Tornando a noi non geni ma mediamente intelligenti, la domanda che a questo punto potremmo porci è la seguente. Se al mio cervello non importa un accidente di quel che sarà, allora qual è quella parte di me che, invece, si preoccupa per i miei discendenti? Quale tara cerebrale fa sì che io pensi al futuro di figli e nipoti, che pensi all’aria che respireranno, all’acqua che berranno, al cibo di cui si nutriranno, al mondo, senza Bellezza, che vedranno se saranno ancora qui a abitarlo? Che sia qualcosa che ha a che vedere con la stessa cosa che anima quella ragazzina? Quel qualcosa che fa sì, per esempio, che a volte si tenda una mano senza chiedere niente in cambio, così, per il puro gusto di tendere una mano a chi la chiede? Che sia lo stesso qualcosa che ci induce a raccogliere un po’ di plastica di troppo sulla spiaggia, senza per questo farci sentire santi o eroi? Vuoi vedere che in quella ragazzina, che in me, che in ciascuno di noi, c’è qualcosa di più grande di noi stessi, più grande di quanto sia o creda di essere il nostro grandioso cervello? Che sia, quel qualcosa, la stessa cosa che ha ispirato e continua a ispirare artisti e pensatori? Che ispira gli scienziati illuminati quando, urlando attraverso i cerotti che gli tappano la bocca, tentano di metterci in guardia? Qual è quella parte di me che oggi mi ha portato a scrivere queste righe in fretta e furia e a scrivere, nei giorni scorsi tra le lacrime, le righe che seguono.

“Dall’altra parte della strada vedo che il palmeto raso al suolo tempo fa ha lasciato il posto a un parallelepipedo di cemento e vetro: Clinica Estetica, recita la cromatura dell’insegna nuova di zecca. Palme da cocco. Esseri viventi elegantissimi, elusivi come danzatrici siamesi, alberi sinuosi e filiformi che per niente in cambio ci offrono il loro sangue trasparente, sterminati con i dozer per vendere a caro prezzo culi e tette artificiali da applicare a milf cafone decadute e pendule.”

Da giovane ero un idealista un po’ naïf: la vita mi ha reso un uomo concreto e pragmatico, disincantato, sovente cinico; eppure quella ragazzina… quella cosa senza nome che ci portiamo dentro, che per altezza e vastità supera le vertigini del nostro cervello… Se mi illudo, concedetemi il beneficio, ma ora quella cosa mi induce, contro ogni evidenza contraria del cervello, a credere in lei, a voler, con un piede già interrato, sperare ancora per quelli che discendono da me e per tutti gli altri, giovani, piccoli, innocenti come loro.

 

Lamai, Samui, Th, 15 marzo 2019

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10 Commenti

  • Alice Ranzanici Posted 15/03/2019 7:11

    Stupendo; grazie davvero Caro Papà 🍃

    • Giulio Ranzanici Posted 15/03/2019 13:26

      Grazie a te cara Alice, so quanto ami tuo figlio, la natura, il lago.

  • Marzia PAPA CASTALLO Posted 15/03/2019 9:22

    Grazie Giulio

    • Giulio Ranzanici Posted 15/03/2019 13:24

      Grazie a te, Marzia.

  • Maria Posted 15/03/2019 10:57

    Speriamo in bene

    • Giulio Ranzanici Posted 15/03/2019 13:23

      Speriamo, cara Maria.

  • Enrico Corradi Posted 15/03/2019 13:15

    I pensieri e le sensazioni che lei ha espresso sono il primo dei risultati che questa illuminata ragazzina si è prefissata, se tutti cominciassimo a porci queste domande probabilmente troveremmo presto anche delle risposte adeguate e ci riapproprieremmo di quel poco di senso civico che è rimasto da troppo latente in noi stessi.
    Dobbiamo ascoltare di più quella parte di noi che è stata congelata da troppo tempo e relegata nelle azioni scomode e faticose codificate dal vivere moderno..
    L’autodifesa verso un futuro che si preannuncia deleterio per il nostro pianeta nasce proprio da quella parte di noi che abbiamo generato perché possa vivere in condizioni migliori delle attuali..
    La scintilla finalmente è scoccata , a noi adulti prima del trapasso è dato il compito di mantenerla viva affinché la madre terra possa trarne beneficio e non solo distruzione per gli anni a venire.
    La storia ci insegna che un popolo che viveva in perfetta simbiosi con la madre terra(gli indiani d’America) e non solo lui ! è stato brutalmente annientato da chi si presentava con il volto pulito di civilizzatore mascherato da nobili sentimenti più o meno religiosi che nel tempo ne hanno avvallato i comportamenti.
    Condivido in pieno tutto quanto lei esprime!
    Grazie
    Enrico

    • Giulio Ranzanici Posted 15/03/2019 13:23

      La ringrazio e mi auguro di avere presto modo di approfondire di persona le tematiche condivise, anche, dall’aver vissuto entrambi abbastanza a lungo da essere riusciti a godere, un tempo, di un mondo e di un lago molto molto più integri e puliti. Cari saluti, Giulio

  • Roberto Posted 15/03/2019 21:37

    Tutto drammaticamente vero.
    Grazie Giulio 🌈

    • Giulio Ranzanici Posted 16/03/2019 0:11

      Grazie a te.

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