Lo smartphone incollato agli occhi

Lo smartphone incollato agli occhi

Corso Zanardelli, Brescia, ieri.
Otto ragazzine su dieci vagolano con lo smartphone incollato agli occhi, i pollici al lavoro sul touch-screen.
Non mi indigno, non me la prendo con questo genere di eccesso tecnologico. Anzi, me ne compiaccio perché soddisfa il bisogno tutto umano di ambire a ciò che manca. Non l’amica che ci cammina a fianco, ma quella o quello che non è presente, legato a noi dal filo invisibile del pensiero, dai messaggi che ci scambiamo, dalla loro attesa. Non è il piacere di ciò che abbiamo a mantenerci vivi, ma il desiderio di ciò che ci manca.
(Analogamente, questa Ducati non sarà mai mia.)

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